Ragazze da “GrandeFratello” e tanti Ken: riflettiamo

Ripensavo a quando, prima di Natale, ho avuto la malaugurata idea di accettare la proposta a fare un colloquio per un lavoro saltuario da commessa in un noto negozio del centro di Milano, il cui nome non verrà citato per questioni di rispetto. (Vi do solo un indizio: si tratta di un negozio che può essere trovato semplicemente, senza indicazioni, soltanto andando… a naso!)

Una volta arrivata al locus amenus dove avvengono le selezioni del personale (un ufficio sopra al negozio ndr) sono stata colpita da due cose: tutte le persone che giravano lì dentro portavano ai piedi delle infradito, nonostante fosse il 20 di dicembre e i ragazzi sembravano tutti prelevati da una qualche piscina olimpionica (alti, palestrati, abbronzati… e con la faccia un po’ ebete. Dai, avete capito il genere!) Sembravano tanti Ken, un po’ spaesati.

Le ragazze, invece, mi hanno colpita meno perchè sono già più abituata al genere. Tutte alte, carine, un paio molto belle, capelli lunghi, biondi per lo più. Avevano tutte la stessa voce un po’ acuta, e lo sguardo carico di sufficienza. Loro, più che ebeti erano oche, sullo stile GrandeFratello, per intenderci. Tanto chiasso per niente.

Superato lo sconforto iniziale, dato dal fatto di trovarmi circondata da esseri più simili ad amebe e parameci che a persone dotate di intelletto, ho tentato di intavolare una conversazione con una ragazza.

“Ciao! Come mai qui? Hai già fatto la commessa in passato?”

La brunetta solleva lo sguardo dal Blackberry (ricordate la regola!!!) solleva gli occhiali da sole di Gucci – che non si sa perchè teneva indossati- mi lancia una rapida occhiata di disprezzo, riabbassa gli occhiali e ricomincia a digitare sul telefonino, masticando una gomma. Dopo qualche (molti!) secondo, come se d’improvviso si fosse ricordata che ero lì, ha risposto: “Mi piace questo posto, è figo.”

Poi si è girata e se n’è andata. Ottimo.

Ho interpellato allora il ragazzo di fronte a me: “Ciao! Tu sai come funziona il colloquio qui? Siamo già una ventina, non siamo un po’ troppi? Secondo me sarà un colloquio di gruppo, tu che ne dici?”

Lui: “Eeeehmmmmmmm….” (e mette su l’espressione da studente pensieroso, quello beccato impreparato all’interrogazione dalla professoressa e che cerca in tutti i modi di tirarsi fuori dalla situazione, restando, però, inevitabilmente muto). Passano alcuni secondi. Lui niente.

Io: “Tutto bene?” (Sorriso rassicurante, non dovevo spaventarlo!)

Lui: “Ehmmmm….Mmmmm” (stava ancora pensando, con molto sforzo)

Io: “Va be’, non importa se…” Lui mi interrompe, ed esclama: “Non lo so”

Andiamo bene!

Finalmente inizia il colloquio. Come  ipotizzato, si tratta di un colloquio di gruppo.

Evito di raccontarvi tutto quello che ci è stato chiesto perchè è veramente ridicolo (e non voglio rovinarvi la sorpresa, casomai vi venisse l’idea di sostenerne uno anche voi!) , c’è stato un momento, però, in cui mi sono particolarmente vergognata di appartenere alla specie “ragazza carina che fa le promozioni e usa (anche) la propria immagine per guadagnare del denaro”.

L’intervistatrice del negozio ha domandatto: “Se aveste a disposizione solo tre parole per definirvi, come vi descrivereste? Inizia tu!” e ha indicato la ragazza in prima fila alla sua destra, una con un maglioncino rosa shocking con righe gialle fosforescenti che a guardarlo faceva perdere due o tre diottrie, tanto era fastidioso per gli occhi.

La ragazza ha esitato per circa trenta secondi, poi ha sfoderato un sorriso (le era venuta un’idea!) e ha esclamato, fiduciosa: “Be’, io ti posso dire cosa mi dicono gli altri…” (Mano a ravviare i capelli dietro all’orecchio) “Dunque, io mi definirei: Bella, carina, e…. be’, sì… Affascinante!”

(…)

Il colloquio si è concluso con l’intervistatrice che ci ha salutati tutti dicendo: “Bene ragazzi, oggi è il 20 dicembre, ci risentiamo con i candidati selezionati tra 15 giorni. Tenete d’occhio il telefonino!”

Se tanto mi dà tanto, aspetteranno il 35 di dicembre per fare le telefonate. Be’, in bocca al lupo.

Non sono stata selezionata, ma sono contenta. Credo che sia rischioso stare a contatto per troppe ore al giorno con le controfigure di Barbie e Ken! Però, forse… non starebbero meglio al GF?

Promoter, promoter… Ho un’urgenza!

Stamattina mi sono svegliata stranamente sul tardi – ergo dopo le 7! – e alle 8.30 mi apprestavo a fare colazione.

Non ho fatto in tempo a inzuppare la torta nel caffè, che il mio i-phone ha iniziato a squillare (eh, sì, noi promoter abbiamo tutte almeno un i-phone o un blackberry… per essere sempre in contatto e mantenere le relazioni! Ma di questo parleremo nel prossimo post!).

Già il nome sul display non era dei più incoraggianti: “Sconosciuto”. Di solito sono le telefonate peggiori, quelle da “Sconosciuto”. Un viaggio verso l’ignoto, sai quando inizia ma non sai come e quando finirà.

E infatti era… Un’Agenzia! Avevano urgente bisogno di un’hostess da “SUBITO!” fino alle 18.00, perchè una loro ragazza non si era presentata e “Sai com’è, è un’urgenza… Dai, preparati, ok?! Mi raccomando, carina-curata-femminile-elegante- VE-LO-CE!!” .

Ora, posso anche sorvolare sull’orario della telefonata, sul fatto  che ero ancora in pigiama e  fremevo dalla voglia di mangiare la mia fetta di torta (che a sua volta fremeva per essere inzuppata nel caffè), posso sorvolare sulla voce della Signorina, particolarmente acuta ed irritante, posso sorvolare sulla Signorina, maleducata e sgarbata, ma c’è una cosa su cui non ho potuto fare a meno di obiettare: il cachet!

Riflettiamo: loro perchè io mi ingozzassi, mi vestissi di corsa, mi infilassi in un tubino, mi facessi un’ora di autobus (senza rimborso spese!) per raggiungere la location della promozione, 8 ore lì in piedi, per mangiare un panino in 30 minuti di pausa (pagato da me!) più un’altra ora per tornare a casa, loro proponevano un compenso di 50euro!

Riflettiamo: 50 euro, togliamo 2 euro di biglietti dell’autobus, 5 euro di panino e bibita. Supponiamo di prendere almeno un caffè, che essendo la promozione da svolgere in centro costa 2 euro. Ecco, abbiamo già speso, solo così 8 euro.

Aggiungiamo a questo che il lavoro verrà pagato a 60gg fine mese.

Dunque: una giornata d’inferno, un’investimento di 8 euro, per un guadagno netto di 42 euro (ammesso che mangi un solo panino!) che vedrò tra 60gg – quindi sul momento spendo 8 euro per lavorare… La mia risposta? NO!!! TROVATEVENE UN’ALTRA CHE VOGLIA LAVORARE SOTTOPAGATA PER VOI.

Ragazze, 42/8 fa poco più di 5 euro l’ora!

Voi al posto mio cosa avreste fatto? 😉