Esselunga, selezione all’ingresso.

Tizia: “Ciao! sei a Milano domani, dopodomani e poi anche il giorno dopo?”

Io: “Ciao, sì!”

Tizia: “Ok, allora ti dovrai presentare domani alle 10 all’Esselunga, mi raccomando, puntuale altrimenti non ti fanno entrare!”

Io zitta… (Non credevo che il solo fatto di “essere a Milano” costituisse automaticamente un’adesione ad un’ignota offerta di lavoro!)

Tizia: “Ah, l’abbigliamento: tailleur nero! Mi raccomando… Camicetta bianca, scarpe col tacco. Ah, l’Esselunga è molto molto esigente. La camicia deve essere bianca. E le scarpe nere e alte. Capito? Senza il tacco alto l’Esselunga non ti fa nemmeno entrare!”

Io: “Certo.”

Tizia: “Bene, tutto chiaro?”

Io: “Sì, ma al momento non ho un tailleur nero a disposizione…  A dir la verità in questo istante sono fuori città e sto cercando di prendere il treno…”

Tizia: “Nessuno può prestarti il tailleur? Non hai amiche… La giacca nera ce l’hai? Senza giacca nera non ti fanno entrare!”

Io, propositiva: “Sì, ho la giacca, ma non tutto il completo, mi dispiace… Metto i jeans, nel caso. Con una giacca elegante, nera… Ok?”

Tizia: “No, lasciamo stare… Guarda, sai, l’Esselunga è molto esigente…”

Io: “Senza tailleur non mi fanno neanche entrare”.

Tizia: “Brava, hai capito subito di cosa si tratta! Dai, non preoccuparti, sarà per la prossima volta!”.

Io: “Del resto, si sa, Esselunga è famosa per la qualità!”

A voi i commenti!

Nell’immagine:

Signora miracolata che ha superato la selezione all’ingresso.

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Pronto, signorina Xxx?

“Pronto, signorina Xxx? Buongiorno! La chiamo dall’agenzia sbrlajfnan – nome SEMPRE pronunciato in modo incomprensibile, non ho sbagliato a scrivere! – di Milano” senza interruzioni la voce prosegue: ” La chiamavo… ma diamoci del tu! Ti chiamavo per proporti un lavoro a partire dunque da ehm (voce rotta per un secondo, poi slancio di coraggio) per domani alle 9.00. Paga 70 netti ma oggi pomeriggio devi passare qui a ritirare dei flyer promozionali. Sono circa 10.000 se vieni in macchina è meglio”

Giuro, io questo modo di lavorare non lo capirò mai. Capisco l’agenzia che si trova in difficoltà e ti chiama all’ultimo, non capisco invece per quale assurdo motivo, se loro hanno bisogno di una mano “in fretta” debbano fare correre me da una parte all’altra della città con 10mila flyer in macchina.

Intendo dire: tu, Agenzia, sei in torto marcio perchè non puoi pretendere che una ragazza mai vista prima, che non ti ha mai sentita nominare (e dunque non sa se lavori seriamente e paghi o meno), che generalmente ha anche una vita a parte rispetto a quella del magico mondo delle promozioni, si faccia in quattro per risolverti il problema abbandonando tutto per venire a prendere dei flyer da te, così, all’improvviso, per una perdita di tempo totale di: minimo 2 ore per venire da te a ritirare i flyer e tornare (facendo una media delle battute, dei sorrisi, dei grazie e degli “aspetta un secondo sono subito da te” e del tempo di percorrenza casa-agenzia-casa) più un’intera giornata a distribuire i flyer per un totale di 10 ore, quindi 7euro l’ora da cui vanno tolte le solite spese di panino, biglietti mezzi pubblici, benzina e parcheggio (E’ una legge: non ci sono parcheggi gratuiti nei dintorni di una qualunque Agenzia!! Ergo almeno 1 o 2 euro partono nell’operazione parking.)

Il bello è che, quando rifiuti, se la prendono a morte! Come sempre.

Non capisco perchè non propongano MAI di incontrarsi sul luogo della distribuzione per darti i materiali direttamente in mano il giorno del lavoro.

Ecco come ti giustifico un acquisto primaverile

E’ primavera (ma dai!?) e, incoraggiati dalla bella stagione, escono allo scoperto esemplari più o meno umani che durante tutto il resto dell’anno se ne stanno rintanati in qualche angolo, ben nascosti in qualche anfratto del pianeta Terra.

Mi spiego meglio: è sabato pomeriggio, c’è il sole – un sole buono, ancora non fa caldo da morire – i passerotti cinguettano sul pino di fronte a casa tua e i piccioni si aggirano sul tuo davanzale, minacciosi. Vuoi perchè infastidita dai piccioni, vuoi perchè il sole ti ipnotizza imponendo alle tue gambe la forza di un movimento che altrimenti non avrebbero, ti alzi dal divano o dalla scrivania ove tentavi (= fingevi) di studiare e, finalmente, esci! Temperatura mite, 20-22 °C  circa.

Ti imbatti inevitabilmente in un numero indefinito di persone abbigliate senza un criterio. Trovi la truzza con gli Ugg e la pancia scoperta, trovi la vecchietta con le calze di lana, il ragazzo col piumino d’oca e la sciarpa di cashmere tirata fin sopra al naso, il signore con l’impermeabile anche se il sole c’è e si vede (forse ha saltato il controllo periodico dall’oculista, forse ha il termometro interno sballato). A vederli così, soffri per loro: ti fanno sentire caldo solo passandoti davanti.

Fin qui, diciamo, siamo in presenza di persone completamente sfiduciate nei confronti del clima: “è ancora aprile, vedrai che farà freddo. Ancora non c’è vento, ma magari tra qualche ora… Sì, la sciarpa ci vuole! E anche gli Ugg! E poi, lo sai come si dice… Aprile: non ti scoprire”

E’ quando il tuo sguardo si posa sulle ragazze che, per un istante, ti sembra di trovarti a Sharm El Sheik in pieno agosto.

Occhiali da sole ultragiganti a coprire il volto (che ne sai, magari sono in missione segreta!), tacchi a spillo di 12cm minimo con plateaux davanti, scollatura abbondante sul davanti, minigonna, zero giacca, scia di profumo e abbronzatura fresca di Zanzibar (o di centro estetico).

Loro il detto della nonna evidentemente non lo conoscono…

Mi domando: ma dov’è finita la tattica del “vestirsi a cipolla”? Dove sono le giacche leggere sopra abiti “adatti alla mezza stagione”?

Proseguiamo il nostro viaggio in metropolitana, dove, se si osserva attentamente, si può assistere ad esilaranti scene di liti mute. Es: Ragazzino che scatta e sottrae il posto a sedere al signore col giornale – che si rende conto di non potersi sedere solo dopo aver già piegato le gambe per farlo (e bestemmia sottovoce). Signora che vuole sedersi ma, non potendolo fare, disturba la ragazza che legge il libro seduta di fronte a lei chiedendo “Com’è?” e ripassandosi, di tanto in tanto, il burrocacao (signora, non c’è il Meltemi a Milano!!)

Finalmente arriviamo nel luogo ove tutto è possibile: il Centro.

Ti è subito chiara una cosa: sei nel posto sbagliato, al momento sbagliato. Hanno appena aperto le gabbie!

Al di là delle solite russe 20enni con (forse) ricconi settantenni , che purtroppo – o per fortuna- ancora non riesco a capire appieno – la gente che incontri è raccapricciante!

Tutti con questa mania di passare per fashion icon!

Scarpe gialle fosforescenti sotto un completo elegante, capelli tinti di arancione con ciuffo rosa shocking, piercing a iosa (posizionati a caso, sembra la settimana enigmistica…  Unisci i puntini!) tacchi altissimi su donne altissime, uomini con il cagnolino nella borsetta (non è una metafora, davvero ne ho visto uno col pincher in borsa!), ragazze truccate con brillantini e rossetti shock come se dovessero andare a ballare in discoteca da un momento all’altro – forse vittime di Clio Make Up? – piume nei capelli , cerchietti con le orecchie (da coniglietta di PlayBoy  e ancne qui non sto scherzando!) E infine loro, gli Emo del 2011 e le loro compagne – che, mi dicono, si chiamano Scene Queen (da non confondere con le Drag Queen!) : frotte di ragazzini pitturati più o meno di nero (occhi cerchiati di nero, capelli neri piastrati, abiti neri etc.) vs frotte di ragazzine vestite da pseudo designer di Brera (ma con qualche capo rubato in Viale Zara).

Ok, ieri ho comprato un tradizionale, classico, trench. E non me ne vergogno!

Ragazze da “GrandeFratello” e tanti Ken: riflettiamo

Ripensavo a quando, prima di Natale, ho avuto la malaugurata idea di accettare la proposta a fare un colloquio per un lavoro saltuario da commessa in un noto negozio del centro di Milano, il cui nome non verrà citato per questioni di rispetto. (Vi do solo un indizio: si tratta di un negozio che può essere trovato semplicemente, senza indicazioni, soltanto andando… a naso!)

Una volta arrivata al locus amenus dove avvengono le selezioni del personale (un ufficio sopra al negozio ndr) sono stata colpita da due cose: tutte le persone che giravano lì dentro portavano ai piedi delle infradito, nonostante fosse il 20 di dicembre e i ragazzi sembravano tutti prelevati da una qualche piscina olimpionica (alti, palestrati, abbronzati… e con la faccia un po’ ebete. Dai, avete capito il genere!) Sembravano tanti Ken, un po’ spaesati.

Le ragazze, invece, mi hanno colpita meno perchè sono già più abituata al genere. Tutte alte, carine, un paio molto belle, capelli lunghi, biondi per lo più. Avevano tutte la stessa voce un po’ acuta, e lo sguardo carico di sufficienza. Loro, più che ebeti erano oche, sullo stile GrandeFratello, per intenderci. Tanto chiasso per niente.

Superato lo sconforto iniziale, dato dal fatto di trovarmi circondata da esseri più simili ad amebe e parameci che a persone dotate di intelletto, ho tentato di intavolare una conversazione con una ragazza.

“Ciao! Come mai qui? Hai già fatto la commessa in passato?”

La brunetta solleva lo sguardo dal Blackberry (ricordate la regola!!!) solleva gli occhiali da sole di Gucci – che non si sa perchè teneva indossati- mi lancia una rapida occhiata di disprezzo, riabbassa gli occhiali e ricomincia a digitare sul telefonino, masticando una gomma. Dopo qualche (molti!) secondo, come se d’improvviso si fosse ricordata che ero lì, ha risposto: “Mi piace questo posto, è figo.”

Poi si è girata e se n’è andata. Ottimo.

Ho interpellato allora il ragazzo di fronte a me: “Ciao! Tu sai come funziona il colloquio qui? Siamo già una ventina, non siamo un po’ troppi? Secondo me sarà un colloquio di gruppo, tu che ne dici?”

Lui: “Eeeehmmmmmmm….” (e mette su l’espressione da studente pensieroso, quello beccato impreparato all’interrogazione dalla professoressa e che cerca in tutti i modi di tirarsi fuori dalla situazione, restando, però, inevitabilmente muto). Passano alcuni secondi. Lui niente.

Io: “Tutto bene?” (Sorriso rassicurante, non dovevo spaventarlo!)

Lui: “Ehmmmm….Mmmmm” (stava ancora pensando, con molto sforzo)

Io: “Va be’, non importa se…” Lui mi interrompe, ed esclama: “Non lo so”

Andiamo bene!

Finalmente inizia il colloquio. Come  ipotizzato, si tratta di un colloquio di gruppo.

Evito di raccontarvi tutto quello che ci è stato chiesto perchè è veramente ridicolo (e non voglio rovinarvi la sorpresa, casomai vi venisse l’idea di sostenerne uno anche voi!) , c’è stato un momento, però, in cui mi sono particolarmente vergognata di appartenere alla specie “ragazza carina che fa le promozioni e usa (anche) la propria immagine per guadagnare del denaro”.

L’intervistatrice del negozio ha domandatto: “Se aveste a disposizione solo tre parole per definirvi, come vi descrivereste? Inizia tu!” e ha indicato la ragazza in prima fila alla sua destra, una con un maglioncino rosa shocking con righe gialle fosforescenti che a guardarlo faceva perdere due o tre diottrie, tanto era fastidioso per gli occhi.

La ragazza ha esitato per circa trenta secondi, poi ha sfoderato un sorriso (le era venuta un’idea!) e ha esclamato, fiduciosa: “Be’, io ti posso dire cosa mi dicono gli altri…” (Mano a ravviare i capelli dietro all’orecchio) “Dunque, io mi definirei: Bella, carina, e…. be’, sì… Affascinante!”

(…)

Il colloquio si è concluso con l’intervistatrice che ci ha salutati tutti dicendo: “Bene ragazzi, oggi è il 20 dicembre, ci risentiamo con i candidati selezionati tra 15 giorni. Tenete d’occhio il telefonino!”

Se tanto mi dà tanto, aspetteranno il 35 di dicembre per fare le telefonate. Be’, in bocca al lupo.

Non sono stata selezionata, ma sono contenta. Credo che sia rischioso stare a contatto per troppe ore al giorno con le controfigure di Barbie e Ken! Però, forse… non starebbero meglio al GF?