Povera cameriera

Quel giorno mi cimentavo nella inusuale mansione di cameriera durante uno sfarzoso – ma neanche troppo – banchetto di matrimonio in villa con giardino fiorito.

La caposala mi aveva assegnato la postazione aperitivo, con champagne e bellini da servire agli ospiti.

Mi si è avvicinato un signore di media statura, camicia a righe, pochi capelli e bianchi. Per la verità era da un po’ che mi sentivo osservata da quel tale, finalmente avrei scoperto cosa voleva.

Signore distinto e attempato: «Oh poverina»

Io, fingendo di non aver sentito: «Buongiorno! Desidera dello champagne?»

Lui: «No, dicevo: PO-VE-RI-NA! Lei fa la cameriera?»

Io: «Sì, perchè?»

Lui: «Ah no, perchè mio figlio ha fatto l’università. Lo sa? Si è laureato! invece lei… poverina, la cameriera» – con aria compassionevole, scuotendo la testa come se fossi in punto di morte.

Io: «Bene! E’ bravo suo figlio allora, cosa ha studiato? deve esserne molto orgoglioso!»

Lui: «Sì, già… Sa, ha studiato scienze politiche, qui all’università quella statale che c’è qui vicino..conosce?Ma magari no, se uno non frequenta l’ambiente non può conoscere…Sa com’è, l’università…In effetti non è per tutti i ceti sociali, senza offesa. A mio figlio ho voluto dare una formazione adeguata. Niente, mi dispiace per lei che fa la cameriera»

Io, asciutta: «Sa che lei mi ricorda moltissimo alcune persone che ho conosciuto in università?» (e che non avrei mai voluto conoscere – ma questo non l’ho detto).

Lui: «Frequenta un universitario?»

Io: «No, frequento la Bocconi.»

Lui, spiazzato: «Be’, mio figlio non si è mai dovuto umiliare come lei per potersi pagare l’università. Arrivederci e tante care cose!»

Io: «A lei! Buona giornata.»

Che dite, suscito compassione?