Ecco come ti giustifico un acquisto primaverile

E’ primavera (ma dai!?) e, incoraggiati dalla bella stagione, escono allo scoperto esemplari più o meno umani che durante tutto il resto dell’anno se ne stanno rintanati in qualche angolo, ben nascosti in qualche anfratto del pianeta Terra.

Mi spiego meglio: è sabato pomeriggio, c’è il sole – un sole buono, ancora non fa caldo da morire – i passerotti cinguettano sul pino di fronte a casa tua e i piccioni si aggirano sul tuo davanzale, minacciosi. Vuoi perchè infastidita dai piccioni, vuoi perchè il sole ti ipnotizza imponendo alle tue gambe la forza di un movimento che altrimenti non avrebbero, ti alzi dal divano o dalla scrivania ove tentavi (= fingevi) di studiare e, finalmente, esci! Temperatura mite, 20-22 °C  circa.

Ti imbatti inevitabilmente in un numero indefinito di persone abbigliate senza un criterio. Trovi la truzza con gli Ugg e la pancia scoperta, trovi la vecchietta con le calze di lana, il ragazzo col piumino d’oca e la sciarpa di cashmere tirata fin sopra al naso, il signore con l’impermeabile anche se il sole c’è e si vede (forse ha saltato il controllo periodico dall’oculista, forse ha il termometro interno sballato). A vederli così, soffri per loro: ti fanno sentire caldo solo passandoti davanti.

Fin qui, diciamo, siamo in presenza di persone completamente sfiduciate nei confronti del clima: “è ancora aprile, vedrai che farà freddo. Ancora non c’è vento, ma magari tra qualche ora… Sì, la sciarpa ci vuole! E anche gli Ugg! E poi, lo sai come si dice… Aprile: non ti scoprire”

E’ quando il tuo sguardo si posa sulle ragazze che, per un istante, ti sembra di trovarti a Sharm El Sheik in pieno agosto.

Occhiali da sole ultragiganti a coprire il volto (che ne sai, magari sono in missione segreta!), tacchi a spillo di 12cm minimo con plateaux davanti, scollatura abbondante sul davanti, minigonna, zero giacca, scia di profumo e abbronzatura fresca di Zanzibar (o di centro estetico).

Loro il detto della nonna evidentemente non lo conoscono…

Mi domando: ma dov’è finita la tattica del “vestirsi a cipolla”? Dove sono le giacche leggere sopra abiti “adatti alla mezza stagione”?

Proseguiamo il nostro viaggio in metropolitana, dove, se si osserva attentamente, si può assistere ad esilaranti scene di liti mute. Es: Ragazzino che scatta e sottrae il posto a sedere al signore col giornale – che si rende conto di non potersi sedere solo dopo aver già piegato le gambe per farlo (e bestemmia sottovoce). Signora che vuole sedersi ma, non potendolo fare, disturba la ragazza che legge il libro seduta di fronte a lei chiedendo “Com’è?” e ripassandosi, di tanto in tanto, il burrocacao (signora, non c’è il Meltemi a Milano!!)

Finalmente arriviamo nel luogo ove tutto è possibile: il Centro.

Ti è subito chiara una cosa: sei nel posto sbagliato, al momento sbagliato. Hanno appena aperto le gabbie!

Al di là delle solite russe 20enni con (forse) ricconi settantenni , che purtroppo – o per fortuna- ancora non riesco a capire appieno – la gente che incontri è raccapricciante!

Tutti con questa mania di passare per fashion icon!

Scarpe gialle fosforescenti sotto un completo elegante, capelli tinti di arancione con ciuffo rosa shocking, piercing a iosa (posizionati a caso, sembra la settimana enigmistica…  Unisci i puntini!) tacchi altissimi su donne altissime, uomini con il cagnolino nella borsetta (non è una metafora, davvero ne ho visto uno col pincher in borsa!), ragazze truccate con brillantini e rossetti shock come se dovessero andare a ballare in discoteca da un momento all’altro – forse vittime di Clio Make Up? – piume nei capelli , cerchietti con le orecchie (da coniglietta di PlayBoy  e ancne qui non sto scherzando!) E infine loro, gli Emo del 2011 e le loro compagne – che, mi dicono, si chiamano Scene Queen (da non confondere con le Drag Queen!) : frotte di ragazzini pitturati più o meno di nero (occhi cerchiati di nero, capelli neri piastrati, abiti neri etc.) vs frotte di ragazzine vestite da pseudo designer di Brera (ma con qualche capo rubato in Viale Zara).

Ok, ieri ho comprato un tradizionale, classico, trench. E non me ne vergogno!

I-phone vs Blackberry. Una questione di immagine

Avevo promesso un post sull’importanza, per una hostess o promoter che si rispetti, di possedere un Iphone o al limite un Blackberry come strumento di comunicazione. Il ragionamento è genrealmente il seguente: con tutte le ore che mi faccio in giro, a rimbalzare da un evento ad un’inaugurazione a un congresso a una fiera da una parte all’altra della città, sempre pronta a rispondere alla chiamata di potenziali Agenzie/Clienti che hanno bisogno di me, con tutta la fatica che faccio stando in giro giornate intere, potrò almeno avere la grazia di un telefono cellulare con un display decente?! E da lì, l’acquisto. Chiaro, no?

Come? Vi suona strano? Mi sa che non mi avete creduto, e avete fatto bene!

Il motivo reale per cui ognuna di noi, appartenente a questa categoria, possiede uno di questi due dispositivi è molto, molto semplice: fa tendenza, e soprattutto, nel nostro lavoro “non bisogna mai essere da meno”. Mi spiego meglio: se la tua collega – tralasciando di raccontarti le ore sui tacchi maledicendo il giorno in cui ha firmato il contratto per un lavoro di due settimane dalle 9 alle 20 come hostess in profumeria – ti mostra la sua nuova borsa di Furla, tu come minimo devi sfoggiare una Louis Vuitton! Il ragionamento è molto semplice, la verità è che siamo tutte estremamente frustrate e ci guardiamo in cagnesco l’una con l’altra. Altro che solidarietà femminile. Trascorriamo ore intere a studiare reciprocamente il nostro aspetto, per capire quali sono i punti di forza e di debolezza della nostra  partner e collega (per ora! Ma in futuro potrebbe trasformarsi in una concorrente durante le selezioni per accaparrarsi un lavoro!) e annotiamo mentalmente cosa possiamo migliorare di noi stesse.

Anche la presentazione non va tralasciata e, in questo, il possesso o meno di beni particolarmente ambiti gioca un ruolo fondamentale. Ragazzi, non ci credevo nemmeno io, ma l’ho provato sulla mia pelle.

Le interazioni tra hostess, e ancora più quando si lavora come immagine, sono tutte mirate a minare l’autostima delle colleghe.

Riporto una scena realmente accaduta durante la pausa pranzo di una promozione.

Io: “Ah, hai un I-phone“. (Dico io, notando che la ragazza continua a girarlo e rigirarlo fra le mani, con orgoglio)

Hostess: “Sì. (Pausa, mi squadra da capo a piedi) Perchè, tu no?!” (Intanto digita qualcosa sul suo iphone, e poi distrattamente apre la borsa griffata da cui estrae una cover rosa shocking da fare aderire al suo telefonino.

Io: “Ehm, no…  (rispondo imbarazzata, non posso mostrarle niente di così “eccezionale”! E mi squadra come se fossi una povera profuga abbandonata da tutti) Ho un Nokia… in fin dei conti, per quanto uso io il telefono… Solo per ricevere chiamate e mandare sms, per le email preferisco il pc. (Qui la mia voce tradiva già la mia poca convinzione).”

Hostess: “Ah, capisco… (Con aria compassionevole, ravviandosi i lunghi capelli con la mano sinistra, per mostrare l’orologio di Bulgari e gli orecchini di Tiffany). Sai, prima avevo il Blackberry, ma è scomodo… L’iphone è più figo.  Dai, se vuoi ti faccio provare a usarlo, quando mai ti ricapita?! Ah, a proposito: settimana prossima vado a Cortina, mi hanno selezionata per un calendario sulla neve.”

Quel giorno indossavo scarpe Adidas e jeans di H&M, ottimi per stare comoda durante le promozioni lunghe e noiose. Da allora ho cambiato cellulare.

Lo ammetto, anch’io ho un i-phone!